AI Privata · Cloud Act 📅 Aggiornato al 3 novembre 2026 ⏱ 8 min di lettura

Cloud Act e intelligenza artificiale: i dati in Europa sono al sicuro?

Molti fornitori di AI rispondono alle domande sulla privacy con una frase rassicurante: "i tuoi dati restano in Europa". È vero per la posizione fisica dei server, ma non risponde alla domanda che conta: quale legge si applica a quei dati, e chi può ordinarne la consegna? In questa guida spieghiamo cos'è il CLOUD Act statunitense, a chi si applica, come risponde il diritto europeo e perché con l'AI la questione pesa più che con un normale servizio cloud.

In breve. Il CLOUD Act (2018) obbliga i fornitori soggetti alla giurisdizione USA a consegnare alle autorità statunitensi, su ordine valido, i dati che hanno in possesso, in custodia o sotto il proprio controllo, ovunque siano conservati. Il GDPR e il Data Act vietano di dare seguito a questi ordini senza un accordo internazionale o le garanzie previste dal diritto UE, e il fornitore resta stretto tra due legislazioni. L'unico modo per eliminare il problema alla radice è che i dati siano gestiti da un'azienda non soggetta alla legge USA, o dall'azienda stessa sui propri server.

Cos'è il CLOUD Act

Il CLOUD Act (Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act) è una legge federale statunitense del marzo 2018. Ha aggiunto al codice USA una regola semplice: un fornitore di servizi di comunicazione elettronica o di elaborazione remota deve rispettare gli ordini di conservazione e consegna dei dati relativi ai propri clienti che ha "in possesso, custodia o controllo", indipendentemente dal fatto che si trovino dentro o fuori dagli Stati Uniti (18 U.S.C. § 2713).

La legge è nata dopo il caso di una casella email conservata in un data center irlandese, che Microsoft si era rifiutata di consegnare. Con il CLOUD Act la posizione fisica dei dati ha smesso di essere un argomento: conta chi li controlla.

A chi si applica

Ai fornitori soggetti alla giurisdizione statunitense. In pratica:

Non si applica a un fornitore europeo senza legami con gli Stati Uniti, né ai dati che un'azienda conserva sui propri server.

Il fornitore può opporsi?

Solo in casi limitati. La legge permette al fornitore di chiedere al giudice di modificare o annullare l'ordine, entro 14 giorni, se il cliente non è una persona statunitense e se la consegna creerebbe un rischio concreto di violare la legge di un Paese che ha firmato con gli Stati Uniti un accordo specifico (18 U.S.C. § 2703(h)). Questi accordi riguardano pochi Paesi, come il Regno Unito. Negli altri casi l'ordine va eseguito.

Cosa dicono i fornitori

Il 10 giugno 2025, durante un'audizione al Senato francese, il direttore degli affari legali di Microsoft France ha risposto sotto giuramento alla domanda se potesse garantire che i dati dei cittadini francesi non sarebbero mai stati trasmessi alle autorità statunitensi senza l'autorizzazione francese: "No, non posso garantirlo". Ha aggiunto che finora non era mai successo. Il punto non riguarda solo Microsoft: vale per tutti i grandi fornitori statunitensi, compresi quelli che offrono servizi di AI.

Le offerte di "cloud sovrano" e di conservazione dei dati in Europa dei fornitori americani sono misure tecniche e organizzative serie: dati e personale nell'Unione, chiavi di cifratura gestite dal cliente, controlli sugli accessi. Riducono il rischio, ma non cambiano la giurisdizione a cui il fornitore è soggetto.

Come risponde il diritto europeo

Il risultato è un conflitto di leggi: un fornitore americano che riceve un ordine sui dati di un cliente europeo deve scegliere quale delle due legislazioni violare. Per un'azienda cliente il rischio non è tanto la probabilità dell'ordine, che è bassa per una PMI, quanto l'impossibilità di escluderlo per contratto.

Perché con l'AI il problema è più grande

Un servizio di AI raccoglie più dati di quanto sembri, e spesso più riservati di quelli che finiscono in un normale servizio cloud:

Come valutare il rischio nella tua azienda

Le domande più comuni

Il Cloud Act vale anche per i data center in Italia?

Sì, se il fornitore che li gestisce è soggetto alla giurisdizione statunitense: la legge guarda a chi ha il controllo dei dati, non a dove si trovano. Non vale invece per un fornitore italiano o europeo senza legami con gli Stati Uniti.

Le filiali europee delle aziende americane sono soggette al Cloud Act?

Spesso sì, perché la capogruppo statunitense può avere il controllo dei dati gestiti dalla filiale. Dipende dalla struttura del gruppo e dai contratti: è una delle domande da fare esplicitamente al fornitore.

La cifratura protegge dal Cloud Act?

Aiuta, se le chiavi sono custodite solo dal cliente e il fornitore non può accedervi: in quel caso il fornitore può consegnare dati che non è in grado di leggere. Con i servizi di AI però il modello deve leggere i testi in chiaro per rispondere, quindi durante l'elaborazione i dati sono comunque accessibili al sistema del fornitore.

Usare ChatGPT in azienda viola il GDPR?

Non di per sé. Con un contratto business, le garanzie del Data Privacy Framework e una valutazione documentata, l'uso può essere lecito. Restano però il rischio residuo del CLOUD Act e la necessità di decidere quali dati è opportuno inserire. Il confronto è in ChatGPT aziendale on-premise.

Qual è l'alternativa a un fornitore americano?

Un fornitore cloud con sede e capogruppo nell'Unione che offra modelli open su GPU dedicate, oppure un sistema AI installato sui server dell'azienda, che funziona anche senza internet. Con i modelli AI open source di oggi entrambe le strade coprono la maggior parte degli usi aziendali.

Nota. I contenuti di questa guida hanno scopo informativo, sono aggiornati a novembre 2026 e non costituiscono consulenza legale. Per valutare il tuo caso specifico rivolgiti al tuo DPO o a un legale esperto di diritto delle tecnologie.

Fonti: 18 U.S.C. § 2713 e § 2703(h); art. 48 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR); art. 32 del Regolamento UE 2023/2854 (Data Act); Tribunale dell'Unione europea, causa T-553/23 (3 settembre 2025) e ricorso C-703/25 P; resoconti dell'audizione al Senato francese del 10 giugno 2025.

Paolo Antonio Reina

CEO & Co-Founder di Gaulin.ai. Oltre 20 anni su sistemi B2B enterprise; contributor del progetto open-source RAGflow. Scopri chi siamo →

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