"Hosting sicuro", "AI privata", "dati in Europa": sono frasi che quasi tutti i fornitori di servizi AI scrivono nella pagina principale. Per capire se dietro ci sono garanzie reali bisogna fare le domande giuste e farsi dare le risposte per iscritto. Questa checklist raccoglie 18 domande, divise in cinque aree, da usare con qualsiasi fornitore che ospiti un modello AI per conto della tua azienda, compresi quelli che offrono modelli open su GPU dedicate.
Come usarla. Manda le domande al fornitore prima di firmare e chiedi che le risposte finiscano nel contratto o nei suoi allegati, a partire dall'accordo sul trattamento dei dati (DPA). Una risposta vaga su sede della capogruppo, uso dei dati per l'addestramento o conservazione dei log è già un'informazione. Per gli aspetti commerciali (costi, personalizzazione, SLA) c'è la guida complementare 10 domande da fare a un fornitore AI prima di firmare.
1. Giurisdizione: quale legge si applica
- Dove ha sede legale il fornitore, e dove ha sede la sua capogruppo? Se la capogruppo è statunitense, il fornitore può essere soggetto al CLOUD Act anche se ha sede in Italia.
- In quali Paesi si trovano i data center che elaborano e conservano i dati, compresi backup e disaster recovery? Spesso i server principali sono in Italia e le copie di sicurezza altrove.
- Da quali Paesi lavora il personale che può accedere ai sistemi, ad esempio per il supporto tecnico o la manutenzione? Un accesso da un Paese extra-UE è un trasferimento di dati.
- Quali sub-fornitori sono coinvolti (data center, GPU, monitoraggio, assistenza), e dove hanno sede? Chiedi l'elenco completo e l'impegno a notificare le modifiche.
2. Dati: cosa succede a domande, documenti e risposte
- I dati vengono usati per addestrare o migliorare modelli? La risposta giusta è "no, per contratto", non "si può disattivare dalle impostazioni".
- Per quanto tempo vengono conservati domande, risposte e log, e chi li può leggere? Verifica anche i log tecnici e quelli per il monitoraggio degli abusi.
- Dove finiscono gli indici dei documenti usati dal chatbot (i database vettoriali di un sistema RAG) e i dati usati per un eventuale fine-tuning?
- Come si cancellano i dati, compresi quelli nei backup, e con quale conferma?
3. Sicurezza: chi può entrare
- L'ambiente è dedicato o condiviso con altri clienti? Una GPU e un'istanza dedicate riducono il rischio che i dati di clienti diversi vengano a contatto.
- I dati sono cifrati in transito e a riposo, e chi custodisce le chiavi? Le chiavi gestite dal cliente danno più controllo di quelle gestite dal fornitore.
- Esiste un registro degli accessi, anche di quelli del personale del fornitore, consultabile dall'azienda?
- Quali certificazioni ha il fornitore e per quali servizi? Le più comuni sono ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni e ISO/IEC 42001 per i sistemi di gestione dell'AI. Per la pubblica amministrazione serve la qualificazione dei servizi cloud dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN).
4. Contratto: cosa resta scritto
- Il fornitore firma un accordo sul trattamento dei dati (art. 28 GDPR) con le misure di sicurezza, i sub-responsabili e le istruzioni dell'azienda?
- Entro quanto tempo comunica un incidente di sicurezza che coinvolge i tuoi dati? Se la tua azienda rientra nella NIS2, i suoi tempi di notifica dipendono anche da quelli del fornitore.
- Come funziona l'uscita: in che formato riavrai documenti, indici, configurazioni e modelli personalizzati, e con quali costi? Il Data Act garantisce il diritto di cambiare fornitore cloud e dal 12 gennaio 2027 vieta i costi per farlo.
5. Modello: cosa gira davvero
- Quale modello viene usato, in quale versione, e con quale licenza? Per i modelli open, la licenza deve permettere l'uso che ne farai: lo spieghiamo nella guida alle licenze dei modelli AI open.
- Chi decide quando il modello viene aggiornato, e c'è un ambiente di prova per verificare che le risposte restino corrette prima del cambio?
- Le richieste restano sul modello ospitato, oppure in alcuni casi (picchi di carico, funzioni avanzate) vengono inoltrate a servizi di terzi? È una domanda da fare in modo esplicito.
I segnali d'allarme
- "I dati restano in Europa", senza indicazione di sede della capogruppo e dei sub-fornitori.
- L'esclusione dall'addestramento disponibile solo su richiesta o solo per i piani più costosi.
- Nessuna indicazione sulla durata di conservazione di log e conversazioni.
- Il modello usato non dichiarato, o descritto solo con un nome commerciale.
- Nessuna procedura scritta per l'uscita e la restituzione dei dati.
E se l'hosting lo fai in casa?
Con un sistema installato sui server dell'azienda le domande sulla giurisdizione spariscono, ma quelle sulla sicurezza restano, rivolte a chi gestisce il sistema: accessi e permessi per utente, registri delle conversazioni, aggiornamenti di sistema operativo e modelli, backup, isolamento dalla rete pubblica. Su un server aziendale vanno anche disattivate le funzioni che inviano richieste all'esterno, come i modelli "cloud" di Ollama. Come si imposta un server sicuro è descritto nella pagina sul server LLM locale.
Le domande più comuni
Cosa significa hosting AI sicuro?
Un servizio in cui il modello AI gira su un'infrastruttura che garantisce per contratto dove sono i dati, chi può accedervi, che non vengono usati per addestramento e come si cancellano, sotto una legge nota. La sicurezza tecnica (cifratura, isolamento, registri) è necessaria ma non sufficiente senza queste garanzie scritte.
Un fornitore italiano è sempre più sicuro?
Non automaticamente. Un fornitore italiano controllato da un gruppo extra-UE, o che usa sub-fornitori extra-UE per GPU e assistenza, può essere soggetto alle stesse leggi di un fornitore estero. Contano la catena di controllo e i contratti, non solo l'indirizzo della sede.
Quali certificazioni deve avere un fornitore di AI?
Nessuna è obbligatoria per tutti, ma ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni è il riferimento più diffuso e ISO/IEC 42001 è lo standard per la gestione dei sistemi di AI. Per la pubblica amministrazione serve la qualificazione ACN dei servizi cloud. Verifica sempre che la certificazione copra il servizio che compri, non solo l'azienda.
Meglio un hosting AI o un server in azienda?
Dipende dai dati e dall'uso. Per carichi variabili e dati non critici un buon hosting europeo è comodo; per dati molto riservati, uso quotidiano diffuso o reti isolate un server in azienda dà più controllo e costi più prevedibili. Il confronto completo è nella pagina sull'AI privata per aziende.
Nota. Questa checklist ha scopo informativo, è aggiornata a novembre 2026 e non sostituisce la valutazione del tuo DPO, del responsabile della sicurezza o di un legale.
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